Per una drammatizzazione efficace

Aggiornato il: 5 set 2019

Premessa

Questo documento di approfondimento è rivolto a ogni facilitatore che abbia letto e

provato ad applicare il manuale e che abbia visionato il dvd didattico, almeno la parte

introduttiva della drammatizzazione. Rimandiamo al manuale l’elenco dei passaggi

specifici. Immaginiamo, con questo documento, di essere arrivati al punto in cui

restano in scena i soli personaggi designati, con il drappo indossato. Di seguito alcune

possibili strategie da proporre:

- In sede di progettazione, se il facilitatore desidera far conoscere l’ambiente, la

cultura di quei personaggi messi in scena; oppure se vuole che ci sia una sorte

di “punto di osservazione più neutro” (o anche più antico) rispetto alla

percezione dei personaggi, può decidere di proporre l’uso dell’inversione con

gli oggetti della scena. Per esempio se la scena avviene in un banchetto può

dire ai partecipanti che sarà possibile anche scegliere di fare inversione con il

tavolo.

- Chiedere ai personaggi di iniziare a muoversi in quello spazio liberamente,

senza parlare, sentendo le emozioni legate a quel determinato evento e alle

proprie specifiche caratteristiche di personaggio. Provando magari a

pensare a qualche aggettivo per autodefinirsi come tale.

Volendo, per rafforzare ulteriormente l’immedesimazione nel personaggio è

possibile richiedere:

“Ora incarnate le vostre caratteristiche di personaggio, nel passo e nella

postura. Ora esagerate persino il tipico passo e postura del vostro personaggio

e dite mi sento ...”

- A questo punto può partire l’azione scenica vera e propria, ma da quale

personaggio far partire l’azione? Chi è “il motore”? Chi ha più cose da dire.

Magari colte nei personaggi, dal facilitatore, nella fase precedente (del “sono ...

e mi sento ...”) o considerando lo svolgimento dello stesso brano.

Il personaggio che per primo si esprime è importante poiché innescherà le

successive interazioni con gli altri. Tendenzialmente è opportuno far evidenziare

il o i conflitti (o i bisogni o le diversità) in campo. La conflittualità tra le parti

o tra i personaggi, suscita dinamismo scenico. Il facilitatore si rivolge a chi

più crede li incarni, intervistandolo e già chiedendo che il personaggio

interpellato risponda indirettamente, allo stimolo del facilitatore, rivolgendosi a

qualche altro personaggio a sua scelta. Altre volte Il facilitatore può anche

chiedere di rivolgersi a qualche personaggio specifico (in questo caso scelto dal

facilitatore) rispetto al quale far emergere un determinato passaggio o

specifiche caratteristiche.

Talvolta si sceglie di partire dai personaggi secondari che possono contribuire a

definire il contesto (es. un servo di quella casa padronale) e poi si va a quelli

centrali.


L’importante è aver scelto una sequenza - strategica. Non per dire ciò che ha in

testa il facilitatore ma solo per creare uno scambio dinamico, su più aspetti.

- Ricordiamo che il facilitatore è bene che ci sia il meno possibile in scena;

non è un attore. Dovrà cercare di defilarsi velocemente innescando, il prima

possibile, un dibattito, una libera interazione tra i personaggi. Al riguardo

ricordiamo l’importanza, per il facilitatore, di muoversi con leggerezza e

discrezione, “togliendosi dal centro d’attenzione” e tendenzialmente stando a

3⁄4° , quasi dietro rispetto al personaggio eventualmente intervistato.

- I tempi della scena. Per prima cosa, in sede di progettazione, occorre

considerare se rimarcare i diversi momenti (eventuali tempi e spazi differenti) di

svolgimento della scena sia opportuno; se differenziare i momenti possa

permettere di far emergere aspetti importanti del messaggio, i momenti di

svolta del testo e con essi le preziose e diverse occasioni di rispecchiamento

personali. Nel caso sia opportuno, divideremo per esempio l’azione scenica tra

un prima ed un dopo. Questo, talvolta, può rendere opportuno un “cambio di

scena” introducendo nuovi elementi scenici e / o togliendone alcuni, introdotti

nel primo momento (potrebbero anche essere simbolici).

- Altre volte, nello “srotolamento” della scena, può esserci anche un’ azione

decisiva, centrale da mettere in luce “agendola”. Per esempio la guarigione di

un personaggio. Lo specifico atto salvifico, può essere uno, probabilmente il più

centrale, tra i diversi momenti della scena.

Spesso il facilitatore, rivolgendosi al personaggio che è in procinto di “agire”

una determinata azione significativa (per esempio la donna davanti alla casa di

Simone il fariseo), dopo averlo intervistato, per far emergere i suoi sentimenti e

pensieri, gli chiederà: “facci vedere come fai...”. Questa frase faciliterà la

partenza dell’azione. Il personaggio si sentirà autorizzato e capirà quale è il

momento per agire quell’azione, significativa, prevista dal brano biblico.

Circa i tempi va considerato che il ritmo deve essere piuttosto veloce ed il

tempo complessivo di massimo 20 minuti se la scena è “bella dinamica”.

- Talvolta nessuno ha scelto qualche personaggio importante. In questo caso

si può chiedere ai partecipanti che guardano da fuori la scena, se c’è qualcuno

che è disposto ad entrare in essa per fare quel determinato personaggio,

rendendo un servizio importante al gruppo. Altra possibilità è quella che i

personaggi si rivolgano al semplice telo colorato che rappresenta il personaggio

mancante. Se il facilitatore ritiene utile dare un messaggio da parte del

“mancante”, lo può fare ponendosi dietro al telo e facendo un doppio.

Tale modalità può essere utilizzata anche per dare un ulteriore stimolo ai

personaggi, innescando nuove azioni. Esempio: fare il doppio a Gesù, facendolo

dire dalla croce: “donna, ecco tuo figlio”.

- I pensieri e sentimenti inespressi di un personaggio, ma utili a far emergere il

significato della scena, possono essere condivisi con il gruppo nel momento in

cui il facilitatore “stoppa” la scena, si avvicina a tale personaggio e lo invita ad

esprimere un soliloquio a seguito di una determinata azione. In questo,

come in altri casi, è facilitante l’utilizzo di una frase invito. Ad esempio:

“avendo fatto (o detto) questo mi sento..., provo...”.

- Le frasi invito sono ottime, strategicamente, per stimolare anche il

proseguimento dell’azione scenica verso direzioni significative. Sbloccano

anche i personaggi che appaiono statici, in qualche modo mal interpretati.

Esempio: “ed ora che è avvenuta questa guarigione, desidero dire a Gesù ...”

- Sempre per “incalzare i personaggi”; per stimolar l’azione scenica, può

essere utile intervistarli colludendo con quella parte di loro che desiderate far

emergere. Se, per esempio, desiderate “incalzare”, provocare il levita del

brano del Buon samaritano stimolandolo ad esprimere le sue presunte “buone”

ragioni di studioso impegnato, che “deve andar di fretta”, il facilitatore potrebbe

sospingerlo ad esprimersi adeguatamente rivolgendosi a lui così: “Mi scusi, lei

che ha impegni importantissimi da assolvere ..., ha ritenuto opportuno non

fermarsi, davanti a questo malcapitato... poiché...?”. Certamente questo modo,

collusivo, di porre la domanda, aiuterà il personaggio a giustificare ed

evidenziare meglio il proprio comportamento ed atteggiamento, sotteso nel

brano evangelico.

- Inversione con un elemento simbolico. Esempio: nel brano delle nozze di

Cana, si può proporre di diventare, facendo inversione, il vino nuovo, simbolo

dello Spirito Santo. Chi lo interpreta potrà girare tra i personaggi con un velo

rosso che, a ritmo di una musica gioiosa, trasforma, sfiorandoli dolcemente, i

volti, le relazioni, le percezioni, gli atteggiamenti degli invitati. Potrebbe anche

dire loro qualcosa di sé, compresa l’esplicitazione del proprio “potere di essere

trasformatore”.

Tecnicamente, naturalmente, il facilitatore deve spiegare cosa sarà possibile

fare, qualora un partecipante scegliesse quel drappo, rappresentante un

oggetto simbolico.

- Offrire ai partecipanti di esprimersi, come specchi da fuori (si veda il

manuale, nella sequenza per la drammatizzazione) è un altro espediente per

arricchire l’azione scenica, di ulteriori punti di vista. Attenzione però a non

dilungarsi o in troppi interventi o legittimando riflessioni lunghe e celebrali.

Raffredderebbe la scena e farebbe calare l’attenzione del gruppo.

- Per far emergere un personaggio che fa fatica ad esprimersi o che potrebbe

evidenziare magari una svolta significativa del brano, il facilitatore può proporsi

direttamente, chiedendo il permesso al personaggio, a fare ad esso un doppio

o chiedendo ai partecipanti, fuori dalla scena, di farne uno.

- Se al facilitatore viene un’intuizione, nel corso dell’azione scenica, può anche

scegliere di introdurre un nuovo elemento o personaggio, che possa essere

di ulteriore stimolo o che possa rafforzare il messaggio.

- Infine, raccomandiamo, nel ruolo del facilitatore, di tenere un ritmo piuttosto

veloce, dinamico. Essere il primo ad “ascoltare” lo svolgimento dell’azione

scenica per vedere se fluisce, pronto a fornire uno stimolo per farla

“riprendere”!

- Altri consigli: lavorare tanto sulla spontaneità del facilitatore: fare molta

pratica. Partecipare più volte come partecipante a bibliodrammi. Fare comunque

esperienze esistenziali che ti rendano più spontaneo.

- Ingrediente principe: Lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, ponendosi,

con fiducia e trasporto, con esso in sintonia.




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