il facilitatore allo specchio

Aggiornato il: 4 set 2019

Per Facilitare l’incontro con il volto di Dio, almeno ogni tanto, è importante sostare, per chiedersi

se realmente le modalità e l’approccio che si propongono al gruppo siano davvero le più

opportune e se ciò che realmente è essenziale sia posto al centro dell’esperienza.

E’ importante ricordare, chiedersi e verificare la coesistenza dei seguenti aspetti:

 Con Lui. Il facilitatore prima dell’incontro è bene che sosti in meditazione, in preghiera o in

adorazione.

Questo per mettersi in primis in relazione alla Parola che andiamo ad annunciare. Che faccia

un atto di affidamento personale allo Spirito Santo, ricordandosi che non stiamo facendo per

noi stessi, ma per il suo regno. Possiamo testimoniare come tutti gli altri solo l’esperienza

dell’incontro che abbiamo realmente fatto con Gesù nella vita;

 Esserci, come facilitatore, con la propria umile, veritiera autenticità, con molta semplicità e con

le proprie povertà.

Essere presenti, radicati nel proprio centro, aperti all'incontro con il reale che accade "qui e

ora"; affidare al Signore le proprie ansie, anche inconsce, ponendo con fiducia e spirito di Pace

il proprio sguardo in quello dei membri del gruppo; portando la Parola in modo coerente e

credibile, evitando la tentazione, spesso inconscia, di fare colui che la spiega ed insegna,

piuttosto che essere discreto facilitatore di un incontro, anche disposti a condividere le proprie

fragilità;

 Accogliere con un tempo sufficiente e con reale dedizione – passione -estroversione, la

“diversa originalità” del “vero nome”di ogni presente.

 Far provare ai singoli e tra il gruppo “calore”, come un abbraccio, aiutare e mettere a proprio

agio è una condizione necessaria perché scatti l’incontro autentico.

Se uno si sente accolto e accettato senza giudizio, riesce a liberarsi dal giudizio su se stesso,

dalla paura di esporsi e il miracolo dell’incontro-ascolto reciproco avviene. Uno si sente a casa;

 Mettere al centro la Parola, senza enfasi, ma con convinzione e sacralità, con stile informale,

lasciando che il volto di ognuno possa incontrarsi con il volto di Gesù che emerge dal brano; se

al centro dell’incontro c’è la Parola, in un dialogo profondo, automaticamente Essa diventa il

centro per tutti;

 Fornire gli elementi essenziali, nulla di più, per comprendere il testo, con il coraggio di dire

solo il minimo necessario e la fiducia che la Parola dirà altro al cuore di chi l’ascolta.

I commenti letti servono a noi per penetrare il senso profondo della scrittura durante la

preparazione, per riuscire a trasformarla in vita ad attivare nei partecipanti. Talvolta usati

durante l’incontro danno una chiave di lettura che rischia di ingabbiarci, sia come facilitatori

nel non vedere altre strade possibili suggerite nel gruppo e dallo Spirito Santo (magari diverse

dalle nostre), sia di alterare il messaggio centrale della Parola annunciata;

 Far sperimentare le emozioni e le tematiche insite nella Parola, non attraverso dinamiche

artificiose, volte magari a stupire o compiacere, ma attraverso qualcosa di vissuto e/o vivibile,

coniugabile con i vissuti di ogni partecipante.

L’efficacia delle attivazioni in relazione alla Parola, è direttamente proporzionale alla loro

semplicità, più sono complesse meno arrivano al cuore ma restano nella testa; più sono

immediate e rispecchianti l’esistenziale, più il cuore vibra e comprende;

 Attivare “un gioco di specchi” sia assicurando momenti nei quali poter sentire, immaginare ciò

che ha detto la Parola ad ogni partecipante rispetto alla propria vita, sia dando spazio allo

scambio reciproco delle preziose esperienze degli stessi;

 Valorizzare gli elementi naturali a disposizione, sollecitando tutti i sensi per fare una

esperienza unitaria e stimolare la “naturalezza dei rapporti” come risorsa che parla e

concretizza aspetti di Dio;

 Lasciare agire dando realmente spazio allo Spirito Santo, ossia verificare che sia Lui il

‘terapeuta’, sia nel gruppo che nel singolo, sia nel facilitatore nel lasciarsi suggerire nel cuore

come procedere nello svilupparsi dell’incontro;

 Che l’esperienza porti proprio, ogni partecipante a modo suo, alla preghiera personale, al

dialogo intimo con Gesù e Lui colmerà i bisogni d’ognuno anche all’insaputa del facilitatore;


Ti invitiamo ad arricchire, grazie alla tua esperienza, questa riflessione con il tuo contributo

(scrivi a info@bibliodrama.it mettendo come oggetto “facilitatore allo specchio”), per arrivare

ad avere sempre di più un quadro generale e specifico del facilitatore. Questo può diventare

insieme a te, uno strumento a più mani che aiuti “come uno specchio” a guardarci nel nostro

agire negli incontri di bibliodramma (e non solo) e diventare facilitatori attenti al servizio della

Parola.


Il CDA



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