La Metodologia del bibliodramma

Aggiornamento: 26 nov 2019

LA METODOLOGIA DEL BIBLIODRAMMA

PRESENTAZIONEA ROMA DEL 31.05.2019

Buon pomeriggio a tutti.

Sono stato invitato da don Dionisio Candido a presentarvi la metodologia del Bibliodramma. Lo ringrazio di cuore e con lui ognuno di voi per la vostra preziosa presenza.

Sono passati vent’anni da quando ho iniziato le prime sperimentazioni di incontro con la Parola tramite quella che sarebbe diventata la metodologia del Bibliodramma; altri formatori potrebbero essere qui al mio fianco a parlarne perché questa metodologia è frutto della sperimentazione, del contributo e della rielaborazione continua da parte di diversi formatori dell’Associazione Italiana Bibliodramma.

La metodologia del Bibliodramma è molto in sintonia con l’inizio della Prima lettera di Giovanni: Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta *… +” (1 Gv 1,1-2) .

Ci sono i nostri sensi e le nostre emozioni in azione. La Parola incontra la vita concreta di ognuno di noi, anche attraverso il nostro corpo e il nostro sentire. C’è l’approccio attivo, maieutico di Gesù, che comunicava attraversando e facendo leva sulla vita concreta dei suoi interlocutori.

Questa mattina avete fatto un’esperienza personale nei laboratori; proprio a partire da ciò che avete potuto percepire attraverso i vostri sensi e che è rimasto nel cuore, almeno di chi ha potuto partecipare, possiamo ora riflettere insieme.

COSA È IL BIBLIODRAMMA

Il Bibliodramma è una metodologia attiva, che favorisce l’incontro profondo tra la Parola di Dio e la vita concreta di ogni persona. È una modalità di confronto biblico di gruppo, basata sull’interazione tra il messaggio biblico, che come avremo modo di sottolineare è veicolato dallo Spirito, e l’esperienza umana di ogni partecipante.

Partecipare ad un laboratorio di Bibliodramma consente di vivere in prima persona un brano biblico. Lo si può fare calandosi nei panni e nei sentimenti del personaggio che più risuona in ognuno oppure osservando direttamente con i propri occhi, da fuori, il brano “dal vivo” (simbolizzato con oggetti o rappresentato da alcuni partecipanti) cogliendone così tutti i suoi aspetti, compresi quelli emozionali.

Le risonanze profonde di ogni partecipante vengono poi condivise attraverso diversi linguaggi: la condivisione verbale-emozionale, quella grafico pittorica, il foto-linguaggio, l’interazione con concretizzazioni simboliche ecc.

Ogni partecipante è invitato a rispecchiarsi nel testo, stimolato dal brano biblico incontrato, meditato e rappresentato in forma inedita. In tal modo egli associa interiormente aspetti di sé e della propria vita, esprimendo liberamente ciò che sente nel gruppo.

Nel suo insieme il Bibliodramma è una possibilità concreta per accogliere e condividere attivamente ciò che la Parola esprime, fa immaginare ed opera nella singola persona, incontrando la sua specifica esistenza. È un’esperienza spirituale-esistenziale che culmina nella preghiera.


PRINCIPALI CARATTERISTICHE ED ASSUNTI

La parola di Dio ascoltata, tanto o poco, non ci lascia mai uguali. In tal senso Il Bibliodramma è un grande amplificatore, perché permette di incontrare la Parola nella propria interezza di persona. Valorizza l’incontro autentico con se stessi, gli altri e Dio. Facilita l’approfondimento dell’ascolto della Parola ed il rispecchiamento personale. Complessivamente ci sospinge a quell’essere persone vive e autentiche al quale la Parola ci invita a diventare, sempre.

COSA INTENDIAMO PER PAROLA

L’assunto al quale facciamo riferimento l’ho tratto e lo esprimo molto in sintesi, cogliendolo dai preziosi insegnamenti di Emanuela Zurli, docente della Gregoriana ed appassionata facilitatrice di Bibliodramma.

“In ebraico dabar, che noi traduciamo con ‘parola’, sia in riferimento all’uomo che a Dio, significa anche ‘evento’, ‘fatto’, ‘cosa’. La Parola del Signore, la debar Adonay, infatti, è massimamente efficace: si realizza. Diventa realtà, azione; e la realtà, l’azione, rivelano la Parola stessa. Di conseguenza quando ci riferiamo alla ‘Parola’ non intendiamo soltanto quella del testo ‘certificato dalla Chiesa’, ma anche quella che emerge dalle persone ispirate dallo Spirito della Parola stessa. In tal senso l’incontro con la Parola di Dio passa anche attraverso le risonanze e le parole ispirate del gruppo. Certamente bisogna mantenere, all’interno dell’incontro di gruppo, una distinzione tra parole personali e testuali, senza però dimenticare quanto ammoniva San Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi: ‘Non spegnete lo Spirito’ (1 Ts 5,19)”.

Il termine “dramma”, parte del termine Bibliodramma, ha origine dalla parola greca drama che significa propriamente “azione” e deriva da dran, “fare”. Il Bibliodramma, quindi, è una metodologia fondata sulla Parola viva, creativa, che agisce, che fa ciò che dice. È un’esperienza di tipo esistenziale-spirituale proponibile, con precisi ed adeguati accorgimenti, in setting diversi: laici, religiosi, culturali come quello delle scuole.

Il Bibliodramma non solo lavora sulla nostra mente (valorizzando l’assunto scientifico che la mente non si riduce al cervello) ma, più estesamente, lavora sulla nostra coscienza, che comprende il nostro corpo, inclusi i cinque sensi e le emozioni. Ogni partecipante incontra la parola di Dio con la propria globalità e questo ne fa un’esperienza molto intensa e coinvolgente capace di allargare l’orizzonte della fede.

Come avete sperimentato, è una metodologia basata sulla proposta di dinamiche attive che valorizzano ed amplificano l’esperienza personale e l’espressione dei nostri pensieri ed emozioni più autentici. Per favorire la loro emersione utilizziamo sempre materiali espressivi, frequentemente i teli colorati, per dare forma e concretizzare i contenuti, facilitando le rappresentazioni e le condivisioni in gruppo.

Desidero sottolineare che il messaggio biblico e l’azione dello Spirito sono sempre al centro dell’esperienza. Non sono soltanto uno stimolo iniziale per innescare un lavoro di tipo psicologico o dottrinale o di altro tipo ancora, ma sono il centro dell’esperienza.

L’ ascolto-incontro con la Parola di Dio avviene a partire dalla comunicazione della Parola, con aggiunta di un eventuale breve ed essenziale commento. Essa può avvenire attraverso la semplice lettura del brano biblico o può essere espressa con altre modalità come, ad esempio, la visualizzazione guidata, che consiste nell’aiutare i partecipanti, chiudendo gli occhi, a visualizzare con l’immaginazione interiore il brano biblico, similmente a quanto sant’Ignazio definiva composizione di luogo. In ogni caso, il messaggio è sempre espresso e sottolineato in tutti i suoi aspetti, senza tralasciarne alcuno.

Quando, per approfondire dinamicamente il messaggio biblico comunicato, viene proposta una drammatizzazione, non si mette in atto una recitazione, ma si tenta di dare voce ai personaggi biblici che abitano anche in noi. Le storie narrate in qualche modo ci appartengono, le abbiamo dentro; tutti i personaggi - sia quelli biblici sia di altre narrazioni in genere - corrispondono e rispecchiano specifiche parti di noi, dette anche sub-personalità, che ci costituiscono e caratterizzano i diversi aspetti tipici che fanno parte della nostra persona.

Questa modalità di lettura e confronto di gruppo (quindi non soltanto in gruppo) facilita

anche la comprensione, a partire dal messaggio del brano biblico, dei vissuti, emozioni, pensieri, resistenze e gioie dei suoi personaggi. In tal modo ogni partecipante approfondisce il messaggio biblico comunicato, sentendosi particolarmente coinvolto.

A seguito della comunicazione e dell’approfondimento dinamico del testo, viene sempre dato un congruo spazio entro il quale la Parola, indipendentemente da ogni commento, possa risuonare nei partecipanti liberamente ed informa personale. Questo favorisce un significativo rispecchiamento in ogni persona, fornendo possibili nuove chiavi di lettura alla propria esistenza.

Il ruolo del facilitatore è volto a promuovere l’incontro tra la parola di Dio e le esperienze di vita dei partecipanti, favorendo il loro esprimersi in modo libero attraverso diversificati canali espressivi, nelle diverse occasioni di rispecchiamento nel testo.

Il vero conduttore di ogni incontro, e questa è la caratteristica principale dell’identità della metodologia proposta dall’Associazione italiana Bibliodramma, è lo Spirito Santo: nel Suo agire comunica sempre messaggi personali ad ogni partecipante; nel qui ed ora Egli sa regalare sempre ad ognuno ciò di cui necessita per la sua crescita esistenziale e spirituale.

Nel tempo abbiamo a lungo sperimentato quanto la metodologia del Bibliodramma favorisca l’opportunità di raggiungere concretamente la consapevolezza di essere abitati dello Spirito Santo, forza trasformatrice delle nostre vite. In ogni incontro sempre sottolineiamo e facilitiamo la percezione di come lo Spirito di Dio sia al centro di ognuno di noi e come armonizzi la profonda relazione tra i partecipanti.

Noi crediamo che nel Bibliodramma che proponiamo l’unico vero Maestro e ‘terapeuta’, che agisce e guarisce, è il Signore con il Suo Spirito. Dunque ci chiamiamo facilitatori perché tentiamo di mantenere il ruolo di umili servi della Parola, che facilitano l’incontro tra essa e la vita, i bisogni e i desideri dei partecipanti.

Per far ciò è fondamentale che ogni facilitatore sia realmente se stesso ed agisca in stretto ascolto dello Spirito Santo. In tal modo può favorire nel gruppo la propensione all’autenticità e l’apertura all’azione dello Spirito, in quanto anch’esso partecipa di quest’azione durante l’incontro stesso. Con umiltà, che è verità, il facilitatore condivide con i partecipanti i propri vissuti e pensieri, senza condizionare quelli del gruppo e dimostrandosi così fratello a loro vicino nello stesso cammino.

Altra caratteristica di questa metodologia è di permettere anche una viva interazione con la simbologia ecclesiale e liturgica, al fine di facilitare maggiormente un profondo collegamento tra le espressioni liturgiche e la vita concreta dei partecipanti. Alcuni sacerdoti, specie tra quelli che abbiamo formato in Brasile, utilizzano dinamiche di Bibliodramma anche all’interno delle liturgie eucaristiche. Questo permette loro di rendere più visualizzabili gli elementi simbolici ed i contenuti comunicati e quindi di incrementare il livello della partecipazione dell’assemblea dei credenti.

Ricapitolando: da una parte il Bibliodramma è un approccio flessibile, aperto alla creatività del facilitatore e alla personalizzazione e valorizzazione di differenti arti espressive; d’altra è una metodologia definita, delimitata da determinati “paletti” chiave che permettono di rispettare alcuni cardini che garantiscono la coerenza nella comunicazione della Parola, l’apertura al rispecchiamento ed il mantenimento dei confini del setting.

Il Bibliodramma deve molto a diverse discipline dalle quali prende tutto ciò che aiuta le persone alla comprensione del testo biblico, utilizzando i vari aspetti di sé. Tra queste: l’analisi narrativa dei testi biblici; lo psicodramma; la meditazione; l’animazione sociale; le diverse arti espressive come il teatro dell’improvvisazione, l’arte, la musica, la danza; le forme di lettura popolare-comunitarie della Parola; gli studi psicosociali sui gruppi, ecc.

La lenta evoluzione di questa metodologia è sempre tesa ad accogliere ciò che le persone sanno creare per incontrare pienamente se stesse, gli altri e Dio nella Sua Parola. Il fine è di potersi porre in profondo ascolto dei vissuti del gruppo, valorizzando sempre al meglio la verità del messaggio biblico proposto.


LE TRE FASI DELLA METODOLOGIA

Riportiamo schematicamente l’articolazione delle tre fasi che ogni incontro di Bibliodramma deve rispettare per dirsi tale. Per ognuna di queste indichiamo sinteticamente solo i principali strumenti utilizzabili. Va notato che la scelta del catechista-facilitatore, riguardo alla composizione della scaletta, dipenderà anche dalle caratteristiche del gruppo e dai tempi a disposizione.


VITA - La prima fase di introduzione e riscaldamento

È il primo importante momento dell’incontro che favorisce un clima di accoglienza e fiducia tra i partecipanti e predispone interiormente ad accogliere se stessi e gli altri senza giudizio. Tutto ciò permette di iniziare ad inoltrarsi insieme nel tema esistenziale proposto lasciandosi interpellare attivamente.

Principalmente è il momento dell’invocazione allo Spirito, per mettere l’incontro sotto la luce di Dio che illumina la Parola e rende autentiche le relazioni tra i partecipanti.

In questa prima fase, i partecipanti del gruppo hanno la possibilità di presentarsi, non solo dicendo il proprio nome, ma creando già una partecipazione più espressiva, utilizzando il “visivo”: per esempio con il fotolinguaggio o con una metafora

In questa fase iniziale occorre suggellare un patto tra il catechista-facilitatore ed i partecipanti, specialmente rispetto alla relazione di gruppo, indicando modalità di partecipazione che garantiscano la massima libertà di espressione, priva di qualsiasi ombra di giudizio .


PAROLA - Incontro con la Parola

In questa fase centrale ogni partecipante entra in contatto vivo con il brano biblico e ne coglie tutta la ricchezza per la propria vita personale, attraverso un vero e proprio rispecchiamento in essa. Come vedremo, vi sono diversi modi di comunicare la Parola e vari strumenti attivi per il suo approfondimento. Questo può aiutare a comprenderla meglio, facilitando il successivo rispecchiamento in ogni partecipante.


PAROLA E VITA INSIEME - Condivisione finale nella preghiera

La fase conclusiva aiuta i partecipanti, siano essi adulti o minori, a cogliere il dono, il frutto dell’esperienza per poterlo porre nelle mani di Dio. È un momento di relazione intima sia con Dio che nella condivisione con i fratelli.

Di seguito sono riportate schematicamente, per ognuna delle tre fasi, le parti e gli strumenti essenziali di un incontro; quelli più frequentemente utilizzati:




VITA – La fase dell’introduzione e riscaldamento

Presentazioni

Dei catechisti; del gruppo; del tema; del metodo; delle regole e del setting.

Invocazione dello Spirito Santo.

Incontro autentico tra i partecipanti

Attraverso strumenti quali: camminata/incontro, presentazione reciproca e/o altre modalità di presentazione.

Riscaldamento psico-motorio

Possibile sondaggio del tema con il fotolinguaggio. Ogni partecipante associa un’immagine.